A work about war fascination on daily life

Personal project, 2015 > Work in progress


ITA

La guerra e la normalità sono due situazioni che si definiscono a vicenda, per contrapposizione. Più ci avviciniamo al punto di contatto di questi due insiemi, più ci accorgiamo che il confine che li separa è continuamente violato. Oggi più che mai.

Dalle immagini dei bombardamenti diffuse in diretta durante la Prima Guerra del Golfo a quelle riprese dai droni telecomandati a distanza durante operazioni aeree “chirurgiche”, passando per quelle catturate dalle action cam montate sugli elmetti militari e quelle registrate da gruppi di guerriglieri con velleità sempre più social: viviamo in un presente in cui tutti i media riversano continuamente sull'osservatore (telespettatore, lettore, navigatore web che sia) immagini provenienti dai campi di battaglia di tutto il mondo. 

L'idea della guerra si insinua nella nostra quotidianità, la accettiamo e la decliniamo, snaturandone la brutalità e prendendone a prestito le componenti, lasciandoci attirare dalla sua iconografia e dai suoi rituali.

Proprio con il dilagare di questa sorta di bulimia della rappresentazione della violenza, la mia attenzione è stata attratta dalla fascinazione che il mondo militare, al contrario di quanto si possa pensare (o sperare), esercita su un numero sempre maggiore di persone, pur consapevoli delle atrocità di cui esso si nutre: dai bambini che giocano con i soldatini agli adulti che collezionano modellini militari, passando per i war games e la disciplina del softair (attività “sportiva” basata su tattiche militari estremamente realistiche). 

In un periodo in cui i confini tra guerra e missione di pace, violenza fondamentalista e diritto alla difesa sono sempre più oggetto di dibattito, si va a delineare una sorta di unicum dell’orrore che tra violenza reale e finzione ludica esercita il suo fascino su un numero sempre crescente di persone.

I ritratti della serie Shall we play a game? documentano le varie forme di attrazione che il mondo militare esercita sulla nostra quotidianità, nonostante l'inquadratura si mantenga ben lontana dai campi di battaglia. Essi sono il risultato di una calibrata azione narrativa che trasforma ciascuna fotografia in un documento. Questo rende davvero difficile determinare il confine tra indagine della realtà empirica, (talvolta storica e sociale) e sensibilità attenta ai dettagli e ai significati più sottili, personali: esse spingono l'una verso l'altra con uguale forza e la composizione risulta perfetta.

ENG

War and normality are two situations calling each other, by contrast. 
The closer we get to the intersecting point of these two sets, the more we realize that the border between them is constantly violated. Now more than ever.

Bombing scenes broadcast live during the First Gulf War and the shots from remote-controlled drones during certain key air operations, images that were captured by action cams placed on military helmets and those by guerrilla groups, all with an increasingly social purpose: mass media keep on pouring on the observer (viewer, reader, navigator) images from battlefields from all over the world.

The idea of war creeps into our lives, we accept and refuse it, distort the brutality and borrow its components, we let ourselves be attracted by this iconography and its rituals.

Whether you believe it or not, while this kind of bulimia in representing violence overflows, Antonio Campanella has been moved by the increasing amount of people fascinated by the military world, although they are aware of all the atrocities it is fed up with: children playing with toy soldiers, adults collecting military models, war games and airsoft (a game based on extremely realistic military tactics). 

In a period when boundaries between war and peace mission, fundamentalist violence and the right to defense are increasingly debated, a kind of one-off horror happens between real violence and pretence game.
Despite the framing remains far from the battlefields, portraits of the series Shall we play a game? prove how much military influence our lives.

They are the result of an acurate narrative action transforming each photograph into a documentt. It's hard to determine the boundary between investigation of empirical reality, (sometimes historical and social) and sensitivity attentive to details and more subtle, personal meanings: they equally and energetically push each other and composition is perfect.